97 donne uccise nel 2025. Come riconoscere i segnali di violenza domestica prima che sia troppo tardi
Nel 2025 in Italia sono state uccise 97 donne. In 85 casi, l’autore era qualcuno che conoscevano. Un marito. Un ex. Un compagno.
Nei primi tre mesi del 2026 il conto è già ricominciato. Secondo l’Osservatorio di Non Una di Meno, dall’inizio dell’anno si contano almeno 10 femminicidi accertati e 22 tentati omicidi. In tutti i casi, l’autore era conosciuto dalla vittima.
Non sono numeri astratti. Sono vite interrotte.
Una storia che si ripete
Il 18 marzo 2026, a Bergamo, una donna di 42 anni è stata uccisa a coltellate dal marito cinquantenne. L’uomo ha poi tentato il suicidio.
Pochi mesi prima, ad Aurora Tila — 13 anni — era toccata la stessa sorte. Uccisa dal suo ex fidanzato di 15 anni. Nei giorni prima di morire, chiedeva consigli a un’intelligenza artificiale su come riconoscere un amore tossico. Su come lasciarlo.
Non aveva trovato nessuno a cui chiedere aiuto.
Questi casi ci dicono una cosa chiarissima. Pertanto, non possiamo fare finta di niente: il femminicidio non arriva mai all’improvviso. È quasi sempre il risultato di una escalation di violenza che dura mesi, a volte anni.
Il problema non è solo la violenza fisica
Spesso si pensa al femminicidio come all’atto finale. Invece, la violenza inizia molto prima. E non sempre lascia segni visibili.
Esistono diverse forme di violenza che precedono quella fisica:
- Violenza psicologica: umiliazioni continue, svalutazione, isolamento dalla famiglia e dagli amici, controllo ossessivo.
- Violenza economica: impedire alla donna di lavorare, controllare il denaro, toglierle autonomia.
- Stalking e comportamenti persecutori: messaggi continui, pedinamenti, minacce velate.
Inoltre, molto spesso chi sta vicino alla vittima percepisce qualcosa. Tuttavia, non sa come intervenire. Non sa cosa fare.
I segnali da non ignorare
Come si riconosce una relazione pericolosa? Di seguito alcuni segnali da osservare, sia in se stesse che nelle persone vicine.
La donna inizia a isolarsi. Vedi meno amici e parenti. Sembra cambiata, più silenziosa o spaventata.
Il partner controlla tutto. Telefono, uscite, abbigliamento, amicizie. La gelosia eccessiva non è amore. È controllo.
Le scuse diventano abituali. “È colpa mia”, “si è arrabbiato perché l’ho fatto arrabbiare.” Questo schema è un segnale d’allarme.
I figli vivono in un clima di tensione. Spesso i bambini sono i primi testimoni silenziosi della violenza in casa.
Cosa può fare chi è vicino a una donna in difficoltà?
Molte persone vorrebbero aiutare ma non sanno come. Di conseguenza, rimangono in silenzio. E il silenzio, in questi casi, può costare caro.
Innanzitutto, non minimizzare. Se una persona ti racconta qualcosa che la preoccupa, prendila sul serio.
In secondo luogo, non spingere a decisioni affrettate. Uscire da una relazione violenta è un percorso complesso. Richiede tempo, supporto e sicurezza.
Inoltre, non sostituirti ai professionisti. Puoi essere un punto di ascolto importante. Tuttavia, alcune situazioni richiedono competenze specifiche.
Infine, incoraggia a chiedere aiuto. Esistono professionisti, servizi e percorsi di supporto dedicati.
Il ruolo dell'assistente sociale privato
I Centri Antiviolenza (CAV) sono un presidio fondamentale. Tuttavia, non sempre una donna è pronta a rivolgersi a un servizio istituzionale. A volte ha bisogno di un primo passo più discreto.
Pertanto, l’assistente sociale in libera professione può rappresentare quel primo passo.
In modo riservato e privato, posso supportare:
- Le famiglie che si accorgono di qualcosa ma non sanno come muoversi, come avvicinarsi alla persona in difficoltà o come orientarsi tra le risorse disponibili.
- I figli che vivono in un contesto di violenza domestica e hanno bisogno di un supporto dedicato al loro benessere.
- Le donne che vogliono un primo confronto professionale, in modo riservato, prima di decidere come procedere.
- Gli operatori e gli educatori che incontrano situazioni di rischio nel loro lavoro e necessitano di supervisione o consulenza tecnica.
In conclusione
Il femminicidio si previene. Non sempre, ma spesso. E la prevenzione passa dal riconoscere i segnali, dal non restare in silenzio, dal chiedere aiuto in tempo.
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