Cyberbullismo

Cyberbullismo: tuo figlio è vittima e tu non lo sai?

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Cyberbullismo: facciamo chiarezza

Il Cyberbullismo rappresenta ormai una  vera e propria piaga sociale.

Un ragazzo si toglie la vita alla vigilia del rientro a scuola. Una 14enne finisce in ospedale dopo essere stata picchiata da un gruppo di coetanei. Il video gira sui social in pochi minuti.

Questi non sono casi isolati. Sono la punta di un iceberg enorme.

In Italia, il 68,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni ha subito almeno un episodio di bullismo o cyberbullismo nell’ultimo anno. Quasi 7 ragazzi su 10.

Eppure la maggior parte dei genitori non lo sa.

I numeri che fanno paura

Secondo i dati di Save the Children e ISTAT aggiornati al 2026:

  • Il 47% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni ha subito cyberbullismo: insulti, minacce, esclusione da chat, diffusione di immagini senza consenso.
  • Nel 2020 la percentuale era del 34%. In sei anni è quasi raddoppiata.
  • Il 21% dei ragazzi subisce atti offensivi più volte al mese.
  • Il 34% dei giovani ha dichiarato di aver subito almeno un episodio online nell’ultimo anno.
  • Il 32% dichiara di aver agito come cyberbullo almeno una volta.

Inoltre, i più colpiti sono i più giovani: il 23,7% dei ragazzi tra gli 11 e i 13 anni è coinvolto nel fenomeno. In altre parole, parliamo di bambini delle medie.

Cos'è il cyberbullismo (e perché è diverso dal bullismo tradizionale)

Il cyberbullismo non finisce quando si torna a casa. Pertanto, è molto più devastante del bullismo tradizionale.

Con il bullismo fisico, la vittima può trovare rifugio a casa. Con il cyberbullismo, il telefono porta l’aggressore direttamente nella camera da letto. Di notte. Nel weekend. Sempre.

Le forme più comuni sono:

  • Insulti e minacce nelle chat di gruppo
  • Esclusione sistematica da gruppi online
  • Diffusione di foto o video imbarazzanti senza consenso
  • Furto di identità digitale
    Stalking online e messaggi ossessivi

Inoltre, il danno psicologico è amplificato dalla visibilità. Un insulto scritto su una chat di 50 persone non è come un insulto detto sottovoce in corridoio. È pubblico. È permanente. È condivisibile.

I segnali che i genitori non riconoscono

Il problema è che i ragazzi non parlano. Hanno paura di essere giudicati, di far preoccupare i genitori, di perdere il telefono come punizione.

Di conseguenza, i segnali arrivano in modo indiretto. Ecco cosa osservare:

  • Cambiamenti comportamentali improvvisi: Il ragazzo diventa più chiuso, irritabile o ansioso senza motivo apparente. Smette di vedere gli amici. Non vuole andare a scuola.
  • Rapporto ossessivo o opposto con il telefono: Controlla compulsivamente il telefono oppure, al contrario, smette improvvisamente di usarlo. Entrambi possono essere segnali.
  • Reazioni emotive al telefono: Si agita, si turba o si chiude in se stesso dopo aver letto un messaggio. Spegne lo schermo appena ti avvicini.
  • Calo del rendimento scolastico: Difficoltà di concentrazione, rifiuto di andare a scuola, richieste di cambiare classe o istituto.
  • Sintomi fisici: Mal di testa, disturbi del sonno, perdita di appetito. Il disagio psicologico si manifesta spesso nel corpo.

Cosa fare se temi che tuo figlio sia vittima

Innanzitutto, non reagire in modo impulsivo. Se scopri che tuo figlio è vittima di cyberbullismo, la prima reazione istintiva è togliergli il telefono. È sbagliato. Lo isolerebbe ulteriormente e lo priverebbe dell’unico strumento con cui potrebbe chiedere aiuto.

In secondo luogo, non minimizzare. “Sono solo ragazzate” è la frase che più ferisce chi subisce. Prendilo sul serio.

Inoltre, documenta tutto prima di cancellare. Screenshot dei messaggi, date, nomi degli account. Servirà se si decide di procedere legalmente o di segnalare alla scuola.

Infine, coinvolgi la scuola. Da luglio 2025 è in vigore un nuovo decreto che obbliga le scuole ad avere protocolli specifici contro il bullismo e il cyberbullismo. Puoi e devi chiedere un incontro.

Quando serve un professionista

A volte il dialogo in famiglia non basta. Il ragazzo non parla, il conflitto si incancrenisce, i sintomi peggiorano.

In questi casi, l’assistente sociale in libera professione può essere il punto di raccordo tra famiglia, scuola e servizi.

Posso supportarti in:

  • Consulenza ai genitori – per capire come approcciare il figlio, come parlare con la scuola e come gestire la situazione senza aggravare il disagio.
  • Sostegno alla genitorialità – percorsi individuali per rafforzare la relazione con i figli adolescenti e costruire un dialogo aperto.
  • Consulenza alle scuole – supporto agli insegnanti e ai dirigenti nella gestione dei casi di bullismo e cyberbullismo, con protocolli di intervento.
  • Supervisione professionale – per educatori e operatori sociali che incontrano questi casi nel loro lavoro quotidiano.

In conclusione

Il cyberbullismo non si risolve da solo. E non si risolve togliendo il telefono.

Si risolve con il dialogo, con la presenza adulta, con il supporto professionale quando serve.

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